Le scale del gusto: un evento che è già una barriera architettonica nel titolo

Le scale del gusto: un evento che è già una barriera architettonica nel titolo

La questione delle barriere architettoniche sembra essere ben lontana dall’essere risolta, l’indifferenza, prima di tutto, degli enti locali per quanto attiene l’accessibilità a locali pubblici, esercizi commerciali e strutture ricettive e di ristorazione, in particolare, rasenta l’assurdo.
Ci sono leggi e normative precise che, in pratic,a sanciscono che in ogni sito, per ogni evento o manifestazione, tutti devono essere in condizione di accedere allo stesso modo.
Tutto il resto è accomodamento, per entrare alla sala Ideal si deve girare da via Cristoforo Colombo, se tutto va bene e se c’è chi ti apre, per accedere agli uffici della Camera di Commercio si deve girare per la non agevole entrata di via Natalelli dove spesso il portone è chiuso, è vero che ti dicono che puoi bussare, ma manca il campanello.
Se vai agli Uffici ASP di via Dante, per cambiare il medico di base, c’è l’elevatore ma devi cercare e aspettare l’addetto che lo mette in funzione.
Potremmo continuare a lungo.
Anche gli eventi e le manifestazioni, in locali chiusi e all’aperto, spesso non tengono conto delle minime esigenze dei diversamente abili, soprattutto di quelli con difficoltà di deambulazione, e, spesso, ricevono anche contributi dagli enti pubblici, senza alcuna garanzie del minimo rispetto delle norme.
Il Presidente dell’associazione FACTA onlus, Marco Magrini, ci invia una lettera, che pubblichiamo con piacere, nella quale, con molto garbo, mette in evidenza le criticità relative a due manifestazioni che si svolgono a Ibla.
Una in particolare ha dato il titolo all’articolo che accompagna la lettera di Magrini, perché rappresenta un paradosso della questione: un evento organizzato sulle scale che uniscono Ibla al centro storico superiore, uno schiaffo ai diversamente abili, uno sfregio alle normative, un invito agli enti pubblici erogatori di contributi a sbeffeggiare il disabile, l’handicap. Una barriera architettonica già nel titolo.

Questo il testo della lettera del Presidente dell’Associazione FACTA onlus:

Oggetto: Le Vie dei Tesori e Le Scale del Gusto, in che modo partecipare se si è affetti da una disabilità motoria o sensoriale?

Egregio signor Direttore,
su ennesima segnalazione dei nostri iscritti, i quali si vedono anticipatamente e ulteriormente discriminati dalla partecipazione ad eventi pubblici sponsorizzati dall’Amministrazione Comunale di Ragusa, ci vediamo costretti a chiederle di farsi carico pubblicamente della mancata realizzazione e sponsorizzazione di eventi di carattere generale, turistico o enogastronomico, sia organizzati da enti o associazioni di privati, che sponsorizzati o ancor peggio organizzati dal Comune di Ragusa, che dovrebbero essere aperti, fruibili e accessibili a tutti.
Ci rendiamo conto di rischiare di diventare pesanti o di ancor peggio tediosi, ma malgrado le lamentele fatte in un passato remoto e anche recente, ancora non riusciamo ad ottenere il giusto riconoscimento del diritto di partecipare agli eventi pubblici, come comuni cittadini, in modo autonomo, o quanto meno condizionato, ovvero attraverso servizi dedicati alle persone con esigenze specifiche.
Ci siamo già dovuti lamentare della manifestazione estiva “Bobo Vieri Summer Cup”, nella speranza di innescare un minimo di curiosità verso una fascia di popolazione, che tranne che per gli eventi elettorali, viene sovente dimenticata da tutti.
Oggi assistiamo alla realizzazione di manifestazioni che possiamo definire anche meravigliose, per il grande valore di attrattore turistico che rivestono, e ci riferiamo in modo particolare ai prossimi due eventi pubblici, di cui il primo, a carattere regionale, con “Le Vie dei Tesori”, che riguarda la possibilità di visitare ben 19 siti di interesse culturale dislocati nel centro storico di Ragusa, e il secondo, di carattere enogastronomico, “Le Scale del Gusto”, che si svolgerà nella scalinata storica che unisce Ragusa superiore con Ragusa Ibla, anch’essa manifestazione di grande rilievo come attrattore turistico, ma inavvicinabile dal punto di vista delle persone con ridotta o impedita capacità motoria, e in gran parte anche da chi affetto da disabilità sensoriale.
Sappiamo per certo che nel caso specifico la cosa più semplice è ignorare o far finta di ignorare la presenza o ancor peggio l’esigenza di una grossa fetta di popolazione che tassativamente viene esclusa da qualsiasi possibilità di partecipazione, e questo prescindendo dalle previsioni normative e dal dovuto rispetto di questa fascia di popolazione.
Si tratta semplicemente di allargare la considerazione sui possibili fruitori delle manifestazioni pubbliche, valutare l’esistenza di una utenza ampliata, dove molto spesso, si rende necessario realizzare una serie di servizi e prodotti rivolti “ai bisogni di tutti” ovvero non solo persone che apparentemente non manifestano alcun deficit, ma anche a persone con disabilità fisiche, ai non vedenti e ipovedenti, ai non udenti e ipoudenti, agli anziani, alle donne in gravidanza, alle persone con esigenze dietetiche, con allergie alimentari e no.
Sappiamo tutti che “Coltivare la cultura” è un ricostruire i tratti distintivi della nostra identità odierna, così come si è venuta a formare in continua evoluzione. Questo è il motivo per cui conserviamo alcune testimonianze (musei, siti archeologici, archivi, edifici monumentali e quanto altro) con molta cura.
Queste testimonianze assumono valore e diventano vive nel momento della loro fruizione.
Favorirne la fruizione (naturalmente senza andare a scapito della loro conservazione; un bene monumentale, in quanto antico, ha connaturata una certa fragilità dovuta all’usura del tempo) è uno dei compiti che nessuno dovrebbe mettere in discussione, e che dovrebbe essere considerato, come un momento della formazione dell’individuo, un accrescimento del proprio corredo culturale.
Quindi basterebbe un approccio più attento alle esigenze dell’utenza ampliata, che sicuramente non potrà che migliorare la qualità complessiva dell’esperienza culturale di questi siti, oltre che a migliorare l’immagine della Ragusa civile e aperta a tutti, che in cuor nostro tutti vorremmo.
Egregio signor Direttore, riteniamo che per trattare l’argomento discriminazione, non bastino settimane di dibattiti accesi e centinaia di pagine, ma confidiamo nella giusta considerazione che ella saprà dare a queste righe di sfogo, finalizzate alla realizzazione di una nuova metodologia di approccio, che possa essere di spunto per la fruizione dei beni architettonici, culturali ed enogastronomici, per tutti, senza distinzione alcuna.

F.A.C.T.A. Onlus
Il Presidente
Marco Magrini

Categoria: Attualità

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