La cittadina di Giarratana festeggia in maniera solenne Sant’Antonio Abate. Sono celebrazioni che affondano le radici nella tradizione più antica e che coinvolgono l’intera comunità dei fedeli. I festeggiamenti si terranno nella basilica omonima a partire da sabato e sino a domenica 18 gennaio quando è prevista la doppia processione esterna con il simulacro secentesco. E a proposito del simulacro, quest’anno ricorre il quarto centenario della sua realizzazione (1626-2026). Dice il parroco di Giarratana, il sacerdote Franco Ottone: “Non limitiamoci alle processioni e alle tradizioni che, per quanto belle, restano riti esterni. Sant’Antonio ci insegna qualcosa di più profondo: lui vendette tutto ciò che possedeva per donarlo ai poveri e si ritirò nel deserto per cercare Dio nella preghiera, nella solitudine e nella penitenza”.
L’apertura delle celebrazioni è in programma, come detto, sabato 10 gennaio. Alle 16,30 il suono a festa delle campane delle chiese cittadine e lo sparo di colpi a cannone annunceranno alla cittadinanza l’avvio delle celebrazioni. Sono i caratteristici segnali che, dopo la celebrazione eucaristica presieduta da padre Johns Avuppadan alle 18, daranno il via alla traslazione del simulacro del santo dalla cappella all’altare maggiore della basilica. Domenica, 11 gennaio, alle 8,30 nella chiesa di Sant’Antonio abate la celebrazione eucaristica presieduta da don Innocenzo Mascali. Alle 11, nella chiesa di San Bartolomeo, la santa messa presieduta da don Johns Avuppadan in suffragio dei defunti del terremoto del 1693. Alle 15 ci sarà il suono delle campane in tutte le chiese, in memoria del terremoto del 1693. Alle 18,30, in chiesa Madre, un’altra celebrazione eucaristica anche in questo caso in suffragio dei defunti del terremoto del 1693. A sostenere i solenni festeggiamenti, tra gli altri, l’azienda Gali group trasporti & logistica di Ispica che riserva grande attenzione a eventi di questo tipo che si svolgono nei piccoli centri dell’area iblea. Una curiosità. La tradizione di benedire gli animali non è legata direttamente a Sant’Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di Sant’Antonio. Da qui prese piede un’usanza che fu mutuata su tutto il territorio della cristianità.









