A Modica, nel quartiere Ss. Salvatore, si è sfiorata l’ennesima truffa annunciata. Una donna anziana è stata presa di mira da un truffatore che, spacciandosi per carabiniere, ha tentato di raggirarla con il solito copione: un parente in difficoltà, soldi da consegnare subito, nessun tempo per riflettere. Una truffa ignobile, costruita per colpire chi è più fragile, chi vive da solo, chi si fida ancora dell’uniforme e dell’autorità.
Questa volta, però, il piano non è andato a segno grazie al coraggio di una vicina di casa che, intuendo il pericolo, è intervenuta senza esitare. È stata lei a mettere in fuga il falso carabiniere, evitando che l’anziana cadesse nella trappola. Un gesto semplice e allo stesso tempo enorme, perché ha impedito che una persona vulnerabile venisse derubata, manipolata, forse anche traumatizzata.
Ma il punto non è solo la truffa. Il punto è la normalità con cui questi episodi continuano a ripetersi, quasi fossero parte del paesaggio quotidiano. I truffatori sanno dove colpire, quando colpire e soprattutto chi colpire. E agiscono indisturbati, sfruttando la solitudine degli anziani, la mancanza di controlli, la scarsa informazione e, spesso, l’assenza di una rete di protezione reale.
È inaccettabile che nel 2026 si debba ancora raccontare di criminali che bussano alle porte fingendosi forze dell’ordine. È inaccettabile che persone indifese debbano vivere con la paura di aprire la porta di casa. È inaccettabile che la sicurezza degli anziani dipenda dal caso, dalla fortuna o — come in questo caso — dal coraggio di una vicina.
La vicenda di Modica dovrebbe essere un campanello d’allarme per tutti: istituzioni, famiglie, comunità. Serve più informazione, più prevenzione, più presenza sul territorio. Serve che chi tenta di sfruttare la fiducia degli anziani sappia che non troverà terreno facile. E serve che le forze dell’ordine, quelle vere, siano messe nelle condizioni di contrastare con più efficacia un fenomeno che non è più episodico, ma strutturale.
L’anziana è stata salvata. Ma quante altre persone, in altri quartieri, in altre città, non hanno avuto la stessa fortuna? Quante truffe non vengono denunciate per vergogna, paura o rassegnazione?
Il gesto della vicina è un esempio di civiltà e responsabilità. Ma non può essere lasciato alla buona volontà dei singoli il compito di difendere chi è più fragile. Questa storia deve diventare un punto di partenza, non l’ennesima notizia destinata a scivolare via.









