La scorsa settimana, negli uffici dei servizi cimiteriali del Comune di Vittoria, si è verificato un episodio che ha riacceso con forza il tema — mai davvero risolto — della sicurezza dei dipendenti. Una lavoratrice dell’ufficio sarebbe stata aggredita verbalmente da un uomo che pretendeva il rilascio di documenti che, per legge, non potevano essergli consegnati. Nonostante non si sia arrivati allo scontro fisico, i toni si sarebbero alzati al punto da generare nella dipendente un forte spavento, tale da provocarle un serio problema cardiaco. La donna è stata prima ricoverata all’ospedale “Guzzardi” di Vittoria e successivamente trasferita al “Giovanni Paolo II” di Ragusa, dove si trova tuttora sotto osservazione.
L’episodio, già grave di per sé, assume un peso ancora maggiore se inserito nel quadro delle segnalazioni che da tempo denunciano la vulnerabilità di quell’ufficio. Il sindacato Cisal Terziario, infatti, aveva formalmente rappresentato la situazione già nel dicembre 2024, rivolgendosi allo Spresal e chiedendo un intervento immediato per garantire condizioni di lavoro sicure. Il sopralluogo effettuato dagli ispettori aveva confermato la necessità di realizzare un front office che separasse l’utenza dagli operatori, evitando il contatto diretto e riducendo il rischio di episodi come quello avvenuto nei giorni scorsi.
In quell’occasione, al dirigente comunale competente erano stati concessi sei mesi per mettere in sicurezza l’area. Ma a maggio 2025, allo scadere del termine, nulla era cambiato: nessuna barriera, nessuna riorganizzazione degli spazi, nessuna misura concreta. Il sindacato aveva quindi presentato un sollecito, rimasto anch’esso senza esito. La stessa situazione si è ripetuta a dicembre scorso, con un nuovo richiamo formale e, ancora una volta, nessun intervento.
Adesso, dopo l’aggressione verbale e il ricovero della dipendente, la vicenda assume contorni ancora più delicati. La famiglia della donna si è rivolta a uno studio legale per valutare le responsabilità e tutelare i suoi diritti, mentre tra i colleghi cresce la preoccupazione per un clima di lavoro percepito come sempre più esposto e privo di adeguate protezioni.
L’episodio non è dunque un fatto isolato, ma il punto di caduta di una criticità nota da tempo e mai affrontata con la necessaria tempestività. E riporta al centro una domanda che, dopo quanto accaduto, non può più essere rinviata: quanto devono ancora aspettare i lavoratori dei servizi cimiteriali per poter svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza reale?










