L’autopsia di ieri è diventata il punto attorno al quale ruota tutto il dolore di Scicli. È come se la città avesse trattenuto il fiato per giorni, aspettando quel momento in cui qualcuno potesse finalmente guardare dentro l’enigma che ha portato via Loredana Alfano. La notizia della sua morte era già stata assorbita, raccontata, pianta. Ma l’autopsia riapre la ferita, la rende più viva, più urgente, perché è lì che si cercano le risposte che nessuno, finora, ha saputo dare.
Il corpo di Loredana è rimasto per giorni all’obitorio del cimitero, in un silenzio che ha pesato come una presenza. Una donna di cinquant’anni, madre, moglie, professionista stimata, improvvisamente strappata alla sua vita e a quella di chi le voleva bene. Era tornata a casa da appena un giorno dopo il ricovero al Giovanni Paolo II di Ragusa, dove era stata operata per rimuovere un polipo allo stomaco. Un intervento in laparoscopia che avrebbe dovuto essere semplice, di routine, e che invece si è complicato, costringendo i medici a intervenire di nuovo. Poi la degenza, le dimissioni, il rientro a Sampieri. E quella notte, il malore improvviso, la corsa inutile verso un aiuto che non è arrivato in tempo.
È questo passaggio – quel ritorno a casa così breve, così fragile – che oggi tormenta la famiglia. Per questo si sono rivolti alla Procura, chiedendo che qualcuno guardasse con attenzione ogni dettaglio, ogni scelta, ogni minuto trascorso in ospedale. L’autopsia è stata disposta proprio per questo: per capire se qualcosa non ha funzionato, se il decorso post‑operatorio nascondeva segnali non colti, se la morte di Loredana poteva essere evitata.
Intanto anche l’Asp di Ragusa ha aperto una sua indagine interna. È un gesto che dice molto: significa che anche chi ha seguito la donna in ospedale sente il bisogno di ricostruire, di verificare, di capire. Non è un’accusa, ma un atto di responsabilità. Eppure, per chi resta, per chi amava Loredana, tutto questo non basta ancora. Finché non arriveranno i risultati dell’autopsia, finché non verrà raccontata una verità chiara, il dolore resterà sospeso.
A Sampieri, nel suo centro estetico, il vuoto è quasi fisico. Le clienti parlano di lei come di una presenza luminosa, attenta, capace di far sentire accolti. Gli amici ricordano la sua dolcezza, la sua dedizione, la sua forza. La famiglia vive un dolore che non ha parole, un dolore che chiede solo giustizia e rispetto.
E così Scicli aspetta. Aspetta l’esito dell’autopsia eseguita ieri all’obitorio del cimitero comunale, aspetta il funerale, aspetta un modo per dare un senso a ciò che è accaduto. In questo tempo sospeso, l’unica certezza è l’affetto che circonda Loredana, un affetto che continua a parlare per lei, mentre la città cerca di capire come sia stato possibile perderla così.










