Un territorio di 319mila abitanti, dodici comuni, oltre 102mila assunzioni in un solo anno. Ma dietro i numeri si nasconde una frattura profonda: quella del dumping contrattuale, che sottrae salario ai lavoratori, risorse allo Stato e qualità al mercato del lavoro. È questo il cuore dell’audizione che il segretario generale della CGIL Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, ha tenuto presso il CNEL nell’ambito del ciclo di incontri finalizzati alla redazione del Rapporto annuale su mercato del lavoro e contrattazione collettiva, quest’anno dedicato in modo specifico al dumping salariale e contrattuale. Ad aprire i lavori è stato il professor Michele Tiraboschi, che ha definito il report ragusano molto ricco e interessante, sottolineando come rappresenti una delle prime analisi sistematiche a livello provinciale su questo fenomeno, meritevole di essere valorizzata nel rapporto nazionale . Nel 2024 in provincia di Ragusa si sono registrate 102.738 assunzioni, riferite a circa 70 mila lavoratori, con una media di 1,46 contratti per ciascuno.
Un mercato del lavoro dominato dal tempo determinato, oltre il 51% in agricoltura, mentre il tempo indeterminato si ferma al 7% e, di questi, un terzo cessa entro l’anno. Il dato più allarmante riguarda però la qualità dei contratti applicati: 70% contratti maggiormente rappresentativi, 2,4% contratti “pirata” (2.440 assunzioni), 20,4% registrati con codici CD o ND, pari a circa 20 mila assunzioni Il codice CD indica un contratto non presente nel sistema informatico; ND segnala addirittura l’assenza di contratto applicato . Un’anomalia che, ha evidenziato Roccuzzo, consente di comunicare un contratto al Centro per l’Impiego, applicarne un altro in busta paga e indicarne un terzo nei flussi Uniemens, senza che il sistema blocchi l’irregolarità . “Non è solo una questione tecnica, ha sottolineato il segretario, è una frattura di legalità che altera il mercato e impoverisce i lavoratori”. L’analisi economica condotta su 2.102 lavoratori evidenzia una perdita media annua di 5.000 euro per ciascuno. Per la sola provincia di Ragusa si stima una perdita salariale di 8.115.000 circa oltre alle minori entrate per fisco, che ammontano a circa 1.430.000 euro Irpef e una perdita di 3.468.000 euro di contributi al fondo pensione INPS, per una perdita totale del monte retributivo pari a 10.500.000€.
Nel corso dell’audizione, la CGIL Ragusa ha avanzato una proposta concreta che ha suscitato forte interesse tra i consiglieri CNEL: integrare il DURCC ( con la doppia C) con l’indicazione del contratto collettivo applicato, realizzando un “DURC contributivo e contrattuale” . Oggi, infatti, un’azienda può risultare regolare sotto il profilo contributivo pur applicando contratti marginalmente rappresentativi. L’inserimento del codice contratto nel DURCC permetterebbe alle stazioni appaltanti e alle aziende sanitarie di verificare non solo la regolarità contributiva, ma anche quella contrattuale. “La legalità, ha affermato Roccuzzo, non può essere parziale. Se un’impresa partecipa a un appalto pubblico deve essere in regola non solo con i contributi, ma anche con la dignità del lavoro”. Il CNEL ha manifestato attenzione alla proposta, riservandosi di valutarne l’inserimento nel quadro delle iniziative legislative in corso. Nel corso dell’incontro è stata ribadita la volontà del CNEL di valorizzare le buone prassi territoriali e di costruire un dialogo stabile con i territori. Per la CGIL Ragusa, l’audizione rappresenta un riconoscimento del lavoro svolto e un punto di partenza per un monitoraggio strutturale del fenomeno. È già in preparazione un secondo report relativo al 2025. “Il dumping contrattuale, secondo Giuseppe Roccuzzo, non è una deviazione marginale, ma un elemento che incide sulla qualità della democrazia economica. Difendere la contrattazione collettiva significa difendere il lavoro come valore costituzionale”.










