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Il circolo Sikelion dopo le mareggiate a Ispica: “Ricostruire l’errore o proteggere il futuro?”

Gli ambientalisti diramano una lettera aperta indirizzata ai cittadini e alle istituzioni

by Redazione
2 Marzo 2026
in Cronaca ed Attualità
Il circolo Sikelion dopo le mareggiate a Ispica: “Ricostruire l’errore o proteggere il futuro?”
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Il Circolo Sikelion di Legambiente Ispica interviene con una nota rivolta a cittadini e istituzioni dopo il passaggio dell’Uragano Harry sulla costa ionica siciliana. Un evento estremo che, si legge, è stato un violento “esame di realtà” nuovamente fallito.

Di fronte all’erosione della sabbia, il territorio è posto di fronte a un bivio: continuare a finanziare un’ostinata guerra contro il mare o riconoscere che il modello di sviluppo costiero è giunto al capolinea.

Il prof. Giovanni Pranzini, ordinario di Dinamica e difesa dei litorali e tra i massimi esperti in materia, ricorda come in Francia, dopo il ciclone Xynthia del 2010, lo Stato abbia avuto il coraggio di ordinare l’arretramento: 1.500 abitazioni demolite e residenti indennizzati per trasferirsi in aree sicure.

In Sicilia, osserva Legambiente, la risposta sembra opposta: un miliardo di euro destinato a ricostruire esattamente dove il mare ha appena dimostrato di voler tornare.

Il Circolo Sikelion ribadisce da anni il proprio dissenso rispetto al progetto dei “pennelli”, pur se accompagnato da qualificatissime consulenze – tra cui quelle del prof. Pranzini e del prof. Anfuso. La realizzazione solo parziale dell’intervento, attraverso uno stralcio del progetto complessivo, ha prodotto, com’era prevedibile, un’accelerazione dell’erosione a ovest delle opere.

Negli ultimi anni si è registrato un progressivo assottigliamento della spiaggia e del boschetto nel tratto compreso tra viale Kennedy e viale Paradiso. Resta dunque aperto l’interrogativo su come sia stato possibile autorizzare lavori nella consapevolezza che la parzialità dell’opera avrebbe aggravato l’erosione proprio nel segmento più incantevole e incontaminato del litorale.

A Cirica, la tempesta ha distrutto gran parte di quanto, nel tempo, è stato consentito realizzare su particelle private a ridosso della battigia: eliminazione della vegetazione naturale, chiusura di porzioni di arenile con materiali e modalità incompatibili con il pregio del luogo e conseguente degrado ambientale. Oggi l’area appare completamente sventrata, con in evidenza i materiali più disparati – pavimentazioni in legno, elettrodomestici, tettoie, relitti di imbarcazioni, reti, rivestimenti plastici, servizi igienici, serbatoi idrici, fosse Imhoff, arredi e altro ancora – sparsi sulla spiaggia come una discarica a cielo aperto.

La loro raccolta e lo smaltimento, denuncia il Circolo, ricadranno sui cittadini.

L’Uragano Harry ha inoltre distrutto alcuni stabilimenti balneari che, sebbene autorizzati in via stagionale (dal 1° maggio al 30 settembre), risultavano ancora in sede. Hanno colpito le immagini dei lidi trascinati in acqua o sbriciolati dal moto ondoso. Sul punto interviene il prof. Carmelo Randazzo, ordinario di Geologia ambientale e Cartografia e dinamica dei litorali e tra i principali esperti di erosione costiera: “Il problema è quando le autorità hanno consentito ai lidi a stare aperti in inverno. Una volta non era così…Il lido estivo si smontava e si attendeva per rimontarlo la prossima stagione. Ora lasciando d’inverno i lidi aperti se c’è una forte mareggiata questi vengono distrutti. E così adesso tutti chiedono i risarcimenti…”

I forti venti degli ultimi giorni hanno reso evidente anche la necessità di ripensare il rapporto tra la strada litoranea e il mare, con interventi orientati ad allontanare le infrastrutture rigide, favorire processi di rinaturalizzazione e individuare, in alcuni tratti, alternative ai percorsi carrabili.

Secondo Legambiente, la fasc ia costiera non può essere lasciata al solo interesse dei privati: serve un piano generale di riqualificazione ambientale e di tutela del patrimonio naturale.

È il momento – afferma il Circolo – di reagire come cittadini consapevoli, superando lo “strabismo” amministrativo fin qui mostrato, ponendo l’accento sulla “qualità” di questo sistema complesso e prendendo atto che fenomeni simili saranno sempre più frequenti.

L’unica via praticabile non è lo scontro con il mare, ma l’arretramento delle infrastrutture e dell’antropizzazione, cambiando radicalmente prospettiva.

Redazione

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