Il volontariato retribuito è un contratto di lavoro atipico, assolutamente vietato dalla legge, che non viene concesso all’azienda privata, ma viene tollerato nel pubblico per gestire servizi che i dipendenti pubblici non farebbero, sia per l’esigua paga, quanto per i turni massacranti e per le mansioni non rese nel rispetto delle leggi.
Se trovano un imprenditore privato con personale “volontario” retribuito gli chiudono l’azienda, se trovano una amministrazione pubblica che utilizza lo stesso identico contratto si girano dall’altra parte.
Sicuramente è un fatto grave da non minimizzare, che nasconde altre finalità illecite, che meriterebbero sicuramente un controllo giudiziario.
In pratica viene concesso ad una associazione presuntivamente di volontariato di gestire un servizio pubblico, come ad esempio alle guide del castello di Donnafugata. L’associazione poi contrattualizza le guide offrendo non una retribuzione ma un rimborso spesa orario che altro non è che una retribuzione malcelata.
Dunque soldi pubblici pagano finti volontari, di fatto lavoratori in nero, violando prima di tutto il principio che nella pubblica amministrazione si accede per pubblico concorso. Questo principio è sancito dalla carta Costituzionale all’articolo 97. La violazione di questo principio potrebbe integrare anche reati penali.
Con questa procedura l’amministrazione comunale di Ragusa non solo ha utilizzato lavoro nero per coprire importanti ambiti di servizi pubblici, ma ha anche violato il principio del pubblico concorso, scegliendo di fatto le persone in modo nominativo. Sicuramente sono tutti bravissimi ragazzi, anzi sono degli eroi, questi volontari che hanno portato avanti servizi importanti nonostante queste pecche da parte del committente pubblico Comune di Ragusa, ma è lecito nutrire il dubbio che gli stessi siano tutti politicamente più o meno vicino all’assessore di turno ovvero al sindaco e che in particolare siano stati scelti non solo per questo ma forse anche per questo?
A questa domanda non possiamo rispondere.
Però è doveroso ricordare in questa sede la grande ipocrisia del Pd di Nello Dipasquale ed in particolare occorre rilevare che questo tipo di contratto non lo ha inventato Cassì, ma lo ha inventato Dipasquale Emanuele detto Nello, quando faceva il sindaco di Ragusa. Utilizzò anche una associazione di guardie venatorie a lui molto cara. Sarebbe interessante fare una disamina, ovvero una commissione di inchiesta per verificare quali amministrazioni, tra quelle che si sono succedute nel tempo, hanno fatto uso di questo strumento, quanti lavoratori sono stati coinvolti, quanti soldi sono stati spesi in questo modo, quante risorse sono state evase in materia di contributi regolari pensionistici e imposte. Anche l’evasione fiscale e la sottrazione indebita all’erario dei contributi previdenziali è un fatto illecito (nella foto Cassì tra il deputato nazionale Nino Minardo e il segretario provinciale di Forza Italia Giancarlo Cugnata).
Giuseppe Rosso editore









