Ha preso il via proprio oggi la campagna di adesione all’associazione di iniziativa politica che ha preso il nome di Governo del Fare. E di seguito pubblichiamo integralmente il loro manifesto politico.
Governo del fare
Il GOVERNO DEL FARE è la volontà di un agire mirato a rilanciare l’economia e snellire la burocrazia, per dare ricchezza reale a tutti, trasformare le promesse in fatti concreti, superare le lungaggini burocratiche per raggiungere risultati in linea con il mondo reale, il mondo che produce, il mondo che vive di fatti e non di parole.
Associazione di iniziativa politica
La partecipazione democratica al Governo del paese è irrinunciabile, e si manifesta adottando in concreto iniziative ovvero contribuendo con il proprio pensiero e la propria scienza all’adozione di iniziative, di progetti concreti.
Siamo governati da persone che fuori dal contesto politico, nella vita reale, difficilmente potrebbero ricoprire ruoli di responsabilità. Ma a queste persone abbiamo affidato la cosa più valore che abbiamo, la nostra terra, l’educazione dei nostri figli, la nostra personale sicurezza, la nostra economia, insomma tutta la nostra vita.
La prima cosa da fare è dunque quella di coinvolgere persone capaci, gente che sa fare, gente che ha dimostrato di sapere fare e che merita di rappresentarci.
Un’associazione di iniziativa politica non è la soluzione, ma è un passo avanti per costruire un nuovo modello culturale, un modello che deve essere caratterizzato dal piacere della partecipazione democratica alla vita della nostra città: dobbiamo costruire un nuovo management adeguato a contenere la domanda di azione politica che proviene dalla collettività delle imprese che formano il tessuto economico della città, vera spina dorsale del paese.
Rinnovare la classe dirigente è necessario per avere un futuro
Il bisogno genera domanda, e la domanda pretende risposte. La risposta alla domanda genera consenso, ed il consenso alimenta la perpetuità della classe dirigente dominante.
La morale dunque è che il bisogno non deve mai cessare, perché è il bisogno che, per proprietà transitiva, alimento il consenso. E per non far cessare il bisogno, la classe dirigente politica non produce mai risultati soddisfacenti, ma piccole risposte che soddisfano singoli bisogni.
La classe politica dominante non ha migliorato se stessa attraverso un processo di adeguamento delle conoscenze, imparando a scambiare informazioni in modo più rapido con la base democratica, imparando a processare rapidamente gli elementi costruttivi di una strategia di sviluppo, ma ha ritenuto più vantaggioso chiudere “il canale di ricambio” della classe dirigente, ritenendo di essere insostituibile.
Per alimentare la propria insostituibilità la classe dirigente utilizza oltre il 75 % del proprio tempo nell’esercizio dell’attività quasi esclusiva: APPARIRE, FARE PASSERELLA.
Restituiamo il piacere di partecipare
Viene usato il potere per dissuadere gli altri dalla partecipazione democratica, la diffamazione per colpire l’avversario. La domanda di giustizia nasconde sempre la finalità di costruire ostacoli all’altro. Ed a fronte di questo scenario, l’unico risultato certo che si produce, che questa classe dirigente politica attuale è in grado di produrre, è la disaffezione del terzo: sempre meno persone che hanno desiderio, e piacere, di impegnarsi.
Governo delle competenze per trattare le questioni reali del nostro tempo
Per governare la cosa pubblica ci vogliono competenze. Una volta il politico era atteso dalla gente perché portava la conoscenza. Subito dopo la guerra e fino agli anno 80 – 90 i politici erano persone di grandi competenze scientifiche, amministrative, giuridiche. Non guardiamo alla questione morale che taglia orizzontalmente tutto il ceto politico, ma guardiamo con cinismo alla produzione legislativa, ai temi trattati ed ai problemi risolti.
Fa sorridere pensare che il massimo livello del pensiero politico espresso dal ceto politico di questi ultimi anni si possa concretizzare nel negare o affermare il diritto del cittadino straniero di richiedere la cittadinanza, oppure il diritto a contrarre matrimonio tra appartenenti allo stesso sesso, oppure il diritto alla morte nota anche come suicidio assistito. La classe politica dirigente invece non vuole parlare di questioni importanti come la salvaguardia dei livelli minimi di assistenza sanitaria, del diritto alla salute anche tramite la riduzione dei tempi di attesa per avere una adeguata risposta alla domanda di salute.
Rimangano anche non trattate le questioni più importanti del nostro tempo: una strategia di sviluppo per la produzione di cibo dalla natura, e dunque l’agricoltura, la riduzione in concreto dell’uso delle plastiche, la strategia di approvvigionamento dell’acqua potabile mediante la dissalazione e la potabilizzazione.
La missione della nostra associazione è dunque quella di coinvolgere, mettere in evidenza, costruire percorsi virtuosi, restituire il piacere al cittadino ragusano di impegnarsi nella partecipazione democratica, non delegare in bianco ma partecipare in modo diretto, cosciente e consapevole, fare cose concrete, proporre iniziative che possano migliorare la qualità della vita di questa città, inventare strategie di sviluppo, costruire un futuro migliore.










