Una semplice uscita mattutina per fare jogging si è trasformata in un episodio di forte disagio per una sedicenne di Vittoria. A raccontarlo è Ragusa Oggi, che ha raccolto la testimonianza della madre della ragazza, decisa a rendere pubblica la vicenda affinché non venga minimizzata.
Secondo quanto riferito, la giovane aveva scelto di allenarsi all’alba, quando la Villa Comunale è solitamente un luogo tranquillo e le temperature più miti rendono piacevole la corsa. Ma quella che doveva essere una routine salutare si sarebbe trasformata in un’esperienza sgradevole: sguardi insistenti, commenti ritenuti inopportuni e un clima percepito come ostile. La madre sostiene che tali atteggiamenti sarebbero arrivati da uomini adulti presenti nel parco, compresi – sempre secondo il suo racconto – alcuni lavoratori dell’area.
La donna ha espresso la propria indignazione, sottolineando come nessuna ragazza, e ancor più una minorenne, dovrebbe sentirsi osservata o giudicata mentre pratica sport in uno spazio pubblico. Ha chiesto maggiori controlli e ha invitato a non considerare “innocui” comportamenti che, a suo giudizio, rappresentano vere e proprie molestie.
Sulla vicenda è intervenuta anche l’assessora ai Servizi sociali del Comune di Vittoria, Francesca Corbino, che ha manifestato attenzione e disponibilità a valutare la segnalazione.
Il caso sollevato non è un episodio isolato, ma si inserisce in un tema più ampio e sempre attuale: la sicurezza percepita nei luoghi pubblici, soprattutto per le donne e le ragazze.
La Villa Comunale, come ogni parco cittadino, dovrebbe essere un luogo di libertà: si corre, si passeggia, si studia, si respira. E invece, troppo spesso, diventa un ambiente dove chi è più vulnerabile deve “calcolare” orari, abbigliamento, percorsi, presenze. È una forma di limitazione silenziosa, che non lascia lividi ma condiziona la vita quotidiana.
La questione non riguarda solo la repressione dei comportamenti scorretti, ma un cambiamento culturale: riconoscere che lo sguardo insistente, il commento fuori luogo, l’allusione non sono semplici “leggerezze”, bensì segnali di una mancata consapevolezza del rispetto dovuto all’altro.
E quando a subirli è una minorenne, il problema diventa ancora più urgente.
La vicenda di Vittoria ricorda che la sicurezza non è fatta solo di telecamere e pattuglie, ma di educazione civica, responsabilità collettiva e attenzione quotidiana. Perché uno spazio pubblico è davvero tale solo quando tutti possono viverlo senza paura.











