In esito a indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, nelle prime ore della mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Modica hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale ibleo nei confronti di cinque persone: M.F. cl. 81, G.E. cl. 85, C.D. cl. 83, A.C.R. cl. 74, A.B. cl. 74, tutte di cittadinanza italiana. Queste ultime, allo stato degli atti e fatto salvo il principio della presunzione di non colpevolezza sino alla condanna definitiva, sono gravemente indiziate, a vario titolo quali mandanti ed esecutori materiali, dei delitti di tentata estorsione in concorso aggravata e lesioni personali aggravate in concorso.
Le indagini, condotte dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Modica, hanno permesso di ricostruire i contorni di una vicenda dai tratti allarmanti, culminata in un violento agguato. Tutto ha inizio nel tardo pomeriggio del 3 febbraio 2026 a Donnalucata, frazione balneare di Scicli. Un pensionato di 72 anni, mentre percorreva via Salvador Allende a bordo della sua autovettura, è stato improvvisamente braccato, affiancato e costretto ad arrestare la marcia da una Fiat Panda che gli ha sbarrato la carreggiata.
Dall’utilitaria sono scesi tre uomini che, con brutale determinazione, lo hanno accerchiato, costretto a scendere dal veicolo e trascinato con violenza sull’asfalto. Nel corso dell’aggressione, con una serie di calci, pugni e schiaffi la vittima è stata scagliata a terra, riportando lesioni al volto e agli arti.
Mentre infierivano sulla persona offesa, sopraffatta a terra e senza possibilità di difesa, gli aggressori gli hanno rivolto minacce di morte destinate anche alla sua famiglia, intimandogli di saldare un presunto debito, disconosciuto dalla vittima.
Ai risultati delle indagini sin qui ottenuti – condivisi dal Gip del Tribunale di Ragusa e suscettibili di ulteriori convalide in sede giurisdizionale – si è giunti grazie al tempestivo intervento dei militari dell’Arma. Incrociando le dichiarazioni della vittima, gli esiti di mirate attività tecniche e un’attenta analisi dei sistemi di videosorveglianza, gli investigatori sono riusciti ad individuare l’autovettura con la quale si erano mossi i tre aggressori, ricostruire ogni istante e movimento dell’azione criminosa, identificando senza ombra di dubbio i tre esecutori materiali del pestaggio.
Le indagini non si sono fermate al solo livello esecutivo, ma hanno puntato ad individuare i registri dell’operazione. È così emerso il coinvolgimento di due fratelli gemelli del posto, ritenuti i mandanti morali e materiali dell’aggressione. La spedizione punitiva, infatti, era stata commissionata per recuperare forzosamente un presunto credito di 24.000 euro, riferibile a pregressi prestiti di denaro elargiti dai due fratelli alla vittima e alla sua ex compagna.
A ulteriore e decisivo riscontro del quadro accusatorio, le perquisizioni eseguite in precedenza nel corso delle attività d’indagine presso le abitazioni dei due presunti mandanti avevano portato al rinvenimento, all’interno di alcune casseforti, della somma di oltre 48.000 euro in contanti. Insieme al denaro erano stati sequestrati svariati assegni, tra cui titoli di credito a firma della vittima stessa, a testimonianza del preesistente rapporto finanziario che aveva originato l’illecita e violenta pretesa estorsiva.
Inoltre, nel corso dell’odierna operazione, presso l’abitazione di uno dei presunti mandanti, veniva rinvenuta e sequestrata la somma di 6.500 euro in contanti.
Al termine delle operazioni, gli arrestati sono stati condotti presso strutture penitenziarie, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Tutte le ipotesi accusatorie dovranno trovare conferma allorché verrà instaurato il contradditorio fra le parti, come legislativamente previsto.









