Domani, venerdì 25 settembre, al Villa Carlotta Boutique Hotel di Ragusa, Confrestauro Aps promuove la conferenza “Restauro, riqualificazione e cura del centro storico di Ragusa”, un appuntamento dedicato al rapporto tra cultura del progetto, tutela, ricerca applicata, norme, Cam, tecnologie, materiali, salubrità e durabilità. Per il mondo della progettazione, e in particolare per gli architetti, il tema è cruciale: l’evoluzione delle prescrizioni ambientali e prestazionali, l’adozione dei Cam, i nuovi strumenti di diagnosi e monitoraggio, insieme al progresso scientifico e all’innovazione dei materiali, stanno ridefinendo in profondità il contesto entro cui si interviene sul patrimonio costruito.
Si tratta di conquiste imprescindibili, che però non devono tradursi in un apparato di vincoli capace di comprimere o di anticipare indebitamente le scelte proprie dell’architettura, specie nelle fasi concorsuali e iniziali, quando sono ancora da determinare forma, spazi, relazioni tra nuovo ed esistente e il carattere complessivo dell’intervento. Nel restauro e nella trasformazione dell’edilizia storica, il rispetto delle norme e il raggiungimento di specifiche prestazioni sono condizioni necessarie, ma non sostitutive della capacità di leggere l’edificio, comprenderne le stratificazioni, riconoscerne i valori e costruire un esito compositivo coerente. La questione non è, dunque, scegliere tra libertà progettuale e innovazione tecnica, bensì individuare il terreno sul quale entrambe possano operare senza annullarsi a vicenda. Una tecnologia ad alta efficienza energetica, un materiale innovativo o una prescrizione ambientale possono produrre esiti formalmente e culturalmente inadeguati se adottati senza una regia architettonica; allo stesso modo, un progetto di alta qualità compositiva oggi non può ignorare prestazioni, durabilità, salubrità, compatibilità dei materiali e sostenibilità. È questo dialogo a costituire il fulcro del convegno di Ragusa: difendere la centralità della cultura del progetto non significa sottrarsi all’innovazione, ma dotarsi degli strumenti per governarla. Un’impostazione che risulta particolarmente evidente nei centri storici di Ragusa e del Val di Noto, dove gli edifici presentano spesso una spiccata complessità tipologica, costruttiva, materica e artistica. Qui, soluzioni standardizzate difficilmente garantiscono qualità: ogni intervento deve nascere dalla conoscenza del caso specifico e dalla capacità di integrare tutela, composizione, nuove funzioni, tecnica e prestazioni. La sessione mattutina affronterà questi temi passando per la pianificazione dei centri storici, il patrimonio Unesco, la cultura del restauro, il riuso del patrimonio pubblico e gli strumenti di tutela. Tra i relatori, sono attesi Stefano Storchi, presidente nazionale Ancsa, Raymond Bondin, esperto internazionale di patrimonio mondiale, Lorenzo Carmassi, Silvano Arcamone dell’Agenzia del Demanio e il soprintendente Antonino De Marco; è inoltre previsto il contributo di Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana (foto di Emanuele Balistrieri).
L’Ordine degli Architetti di Ragusa sarà presente con il presidente Vincenzo Pitruzzello. Ideatore e coordinatore scientifico dell’incontro è Lorenzo Carmassi, che presenterà anche alcune esperienze maturate da Carmassi Studio di architettura in decenni di lavoro sul costruito, a dimostrazione di come nuove funzioni, impianti ed esigenze d’uso possano convivere con la tutela e la qualità architettonica. Bondin, già ambasciatore e delegato permanente di Malta presso l’Unesco, apporterà una prospettiva maltese di particolare interesse al dibattito sul Val di Noto. Il nodo centrale è come i luoghi storici possano preservare la propria autenticità restando, al contempo, vissuti e adattati alla contemporaneità. La conferenza mette in dialogo progettazione e conservazione con ricerca, istituzioni pubbliche, tecnologia, quadro regolatorio e competenze specialistiche. Il presupposto è chiaro: il progresso tecnico e i nuovi utilizzi sono necessari, ma non possono relegare in secondo piano bellezza, qualità architettonica e autenticità storica. Nel pomeriggio, il confronto si sposterà su materiali, ricerca e prassi operative: superfici e fenomeni di degrado del costruito storico, contributi dell’università, attività di Rse – Ricerca sul Sistema Energetico, Cam e Dnsh, fino a un caso applicativo sull’umidità di risalita e sulla Cnt – Charge Neutralization Technology. Il messaggio alla professione è netto: la qualità architettonica non deve essere sacrificata alla complessità tecnica e normativa, ma deve saperla comprendere, coordinare e tradurre in progetto. In questa prospettiva, l’appuntamento offre un terreno di confronto attuale anche per concorsi e procedure pubbliche: prestazioni richieste, obiettivi ambientali e innovazioni tecnologiche vanno formulati e gestiti in modo da consentire al progetto di ricercare la soluzione architettonicamente migliore, senza predeterminarla prima ancora che il processo creativo abbia luogo.








