Questa mattina ad Acate la piazza situata lungo la via Manzoni è stata intitolata al Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri e Prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria”.
Il Generale, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo venivano uccisi dalla mafia in un vile agguato il 3 settembre 1982.
Il Generale conosceva bene la Sicilia – per avervi prestato servizio già due volte: da Capitano, nel 1949 a Corleone, e poi nuovamente da Colonnello, a partire dal 1966, al comando della Legione Carabinieri di Palermo – e la complessità del fenomeno mafioso. Così, dopo il suo determinante contributo alla sconfitta del terrorismo degli “anni di piombo”, nel 1982, nominato Prefetto di Palermo, aveva assunto il nuovo incarico nel capoluogo della regione con la piena consapevolezza dei rischi cui sarebbe andato incontro nell’adempimento del suo dovere.

L’intitolazione di oggi della piazza di Acate al Generale Dalla Chiesa non è stata casuale, ma parte di una precisa visione del territorio e va vista come messaggio rivolto alle giovani generazioni. La cittadina è una delle realtà più complesse della provincia iblea e ha visto emergere nel tempo nuove manifestazioni criminali connesse alla sua specificità socio-ambientale. La scelta della data della celebrazione non è caduta sul 3 settembre, anniversario della strage in cui il Generale perse la vita, ma si è preferito spostarla di qualche settimana (ieri, 27 settembre era l’anniversario della sua nascita) per attendere l’inizio dell’anno scolastico, e caricarla di un diverso significato con la partecipazione dei giovani di Acate, in particolare una nutrita rappresentanza degli studenti dell’Istituto Comprensivo “Capitano Biagio Puglisi”, accompagnati dal loro dirigente e dai loro insegnanti.
Alla cerimonia, organizzata dall’Amministrazione Comunale di Acate, con la collaborazione del Comando Provinciale Carabinieri di Ragusa, hanno partecipato le Autorità civili, militari e le Sezioni dell’Associazione Nazionale Carabinieri della provincia di Ragusa.
Nella piazza, ove era schierato un picchetto d’onore dell’Arma ed erano presenti il Gonfalone del comune di Acate, gli Ufficiali e una rappresentanza dei Comandanti di Stazione Carabinieri della provincia, la celebrazione ha avuto inizio con l’ingresso della Fanfara del 12° Reggimento Carabinieri Sicilia.
La targa dedicata al Generale è stata scoperta dal Prefetto della Provincia di Ragusa, Dottoressa Tania Giallongo, unitamente al Sindaco di Acate, Avvocato Giovanni Francesco Fidone, ed al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Ragusa, Colonnello Carmine Rosciano. È seguito un momento di raccoglimento, in ricordo dei Caduti nell’adempimento del dovere, con la deposizione di una corona d’alloro.
Si sono poi succeduti gli interventi del Sindaco di Acate, del Senatore Salvatore Sallemi, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, del Comandante Provinciale dei Carabinieri e del Prefetto di Ragusa.
Tutti hanno sottolineato la forte valenza simbolica della cerimonia e l’importanza del messaggio da veicolare ai giovani: famiglia e scuola devono lavorare insieme perché si affermi la cultura del rispetto delle regole, contro ogni compromesso con la mentalità mafiosa. La figura e l’eredità del Generale Dalla Chiesa, eroe della lotta contro la mafia, vivono, sempre, nell’operato di chi si impegna in prima persona nella lotta e nel contrasto alla criminalità e ad ogni forma di illegalità.
Nel corso dell’intitolazione è stata letta la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria” concessa il 13 dicembre 1982 al Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri e Prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, che qui viene integralmente riportata: “Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l’incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell’odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere. Palermo, 3 settembre 1982.”








