A tredici anni da una delle pagine più dolorose della storia recente del territorio, Scicli ricorda oggi la tragedia del 30 settembre 2013, quando il mare di Sampieri divenne teatro di un drammatico sbarco conclusosi con la morte di tredici migranti.
Era un lunedì mattina. Poco dopo le 9, una piccola imbarcazione si arenò sulla battigia nel tratto di costa che dal lungomare di Sampieri conduce all’ex Fornace Penna, conosciuta come il Pisciotto. In pochi minuti quel lembo di spiaggia si trasformò in uno scenario di disperazione. Molti dei passeggeri tentarono di raggiungere la riva in condizioni estreme, provati dalla traversata e dalla permanenza in mare.
Il bilancio fu tragico. Tredici persone persero la vita. Un ferito in condizioni gravissime venne trasferito in elisoccorso a Catania. Una giovane donna, disidratata e in condizioni critiche, fu soccorsa sulla spiaggia, stabilizzata dal personale sanitario e successivamente trasportata all’ospedale Maggiore di Modica. Un altro migrante, nel tentativo di allontanarsi dalla zona dello sbarco, venne investito accidentalmente da un’autovettura lungo la strada che conduce a Marina di Modica, riportando lesioni gravissime.
Furono ore concitate. I primi ad intervenire furono i bagnanti e i bagnini presenti negli stabilimenti balneari della zona. Subito dopo arrivarono i mezzi del 118, l’elisoccorso, la Polizia di Stato, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e i Carabinieri. I soccorritori operarono senza sosta tra la battigia e le dune, mentre sulla spiaggia si consumava un dramma che lasciò senza parole l’intera comunità.
Le fotografie e i filmati realizzati in quelle ore documentarono ogni fase dell’emergenza: i tentativi di salvataggio, il lavoro incessante dei soccorritori, il recupero delle vittime e il profondo sgomento di chi si trovava sul posto. Molte immagini, particolarmente crude, non furono mai rese pubbliche per rispetto della dignità delle persone coinvolte e delle loro famiglie. Quella mattina la cronaca lasciò spazio al dolore umano, in una dimensione che andava oltre il semplice racconto dei fatti.
Nei giorni successivi la città si raccolse nel silenzio e nella preghiera. Al cimitero di Scicli vennero tumulate le tredici vittime. Le bare, coperte da drappi rossi e allineate nello spiazzo del camposanto, accolsero l’ultimo saluto delle autorità civili e religiose, dei cittadini e dei familiari giunti per quel momento di commiato. Fu una cerimonia sobria e toccante, segnata da un silenzio pesante e carico di significato.
A distanza di tredici anni, quella tragedia resta impressa nella memoria collettiva della comunità sciclitana. Il mare che bagna una delle coste più belle della Sicilia restituì quel giorno non soltanto tredici vite spezzate, ma anche una dolorosa testimonianza delle speranze e dei drammi che attraversano il Mediterraneo. Un anniversario che invita ancora oggi al ricordo, alla riflessione e al rispetto per chi, cercando una nuova vita, trovò sulle coste di Sampieri la propria ultima riva.








