Su iniziativa di Afidop, associazione formaggi italiani, ha avuto luogo a Roma, presso il Ministero della Sovranità Alimentare, dell’Agricoltura e delle Foreste, un interessante incontro per parlare di alimenti di origine animale prodotti in laboratorio. Per il Consorzio del Ragusano Dop hanno partecipato il presidente Giuseppe Occhipinti e il direttore Enzo Cavallo. All’ordine del giorno la presentazione dei risultati della ricerca commissionata dall’Afidop all’Università Cattolica del Sacro Cuore attraverso il Centro di Ricerca Trofic per la conoscenza e la valutazione del rischio per i consumatori e dell’impatto ambientale per la introduzione di alimenti sintetici.
E’ stato il presidente di Afidop, Antonio Auricchio, ad aprire i lavori illustrando le ragioni e le preoccupazioni che hanno indotto l’associazione a promuovere l’iniziativa e a schierarsi contro chi è impegnato a sostenere chi produce, in laboratorio, alimenti di origine animale contro gli interessi di chi produce carne, latte, formaggi, latticini di qualità garantita e di origine certa, e a discapito dei consumatori, spesso inconsapevoli dei rischi che possono scaturire dal consumo di cibi ottenuti nei laboratori delle multinazionali.
Alquanto chiara e decisa la posizione del ministro Francesco Lollobricida che, nel suo intervento, ha ribadito la posizione del Governo Italiano e suo tramite dell’Unione Europea, tesa a salvaguardare le nostre produzioni agroalimentari dí qualità e a garantire la massima trasparenza per scongiurare ogni tipo di confusione coi prodotti sintetici. Le relazioni degli esperti intervenuti sono servite per conoscere la delicatezza della materia e per percepire tutti i dubbi e che legate all’utilizzo spesso inconsapevole di alimenti sintetici che mai potranno offrire le garanzie degli alimenti naturali .
La ricerca di Afidop è servita a giustificare le tante perplessità che accompagnano la produzione di alimenti ottenuti in laboratorio. Dei significativi risultati della ricerca il Governo potrà fare tesoro per proseguire nella propria battaglia di contrasto e per concretamente giustificare la propria posizione portata avanti da tempo.
Riferendosi al suo ruolo di casaro e di produttore di Ragusano Dop, il presidente del relativo consorzio di tutela ha dichiarato: “Il formaggio prodotto secondo tradizione non è solo un alimento sano ed affidabile oltre che genuino: è storia incisa nella materia. È il racconto del pascolo da cui proviene il latte, delle stagioni che cambiano, delle mani che lo hanno lavorato con un sapere antico”.
“Oggi viviamo in un’epoca tentata dall’omologazione. Ci viene spiegato che il laboratorio può replicare tutto, che la perfezione sta nell’uniformità, nel rendere ogni singola forma identica alla precedente e alla successiva. Ma la vera eccellenza è l’ identità. Un formaggio artigianale vive, respira e porta con sé quelle sfumature imperfette che sono, in realtà, la sua più grande ricchezza. Eliminare queste peculiarità in nome di uno standard piatto significa privare il cibo della sua anima. Questo non significa girare le spalle al futuro o demonizzare l’innovazione. La tecnologia non è un nemico, a patto che sappiamo assegnarle il giusto ruolo. Non deve servire a sostituire la tradizione o a scorciatoie di laboratorio, ma a proteggerla. La tecnologia migliore è quella discreta, che misura, monitora e garantisce la sicurezza alimentare senza scalfire l’arte del casaro, mettendosi al servizio della materia prima anziché piegarla a una formula chimica. Scegliere la tradizione non è nostalgia: è un atto di rispetto per il territorio, per il gusto e per la nostra storia. Continuiamo a difendere la complessità e il carattere dei nostri prodotti artigianali, perché la vera qualità non si provetta: si coltiva con la passione, il tempo e la memoria”.










