Torna davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catania il caso dell’omicidio di Giovanni Russo, il giovane vittoriese ucciso il 27 febbraio 2024. In primo grado, Alex Ventura è stato condannato a 26 anni di reclusione, ma il processo d’appello ruota ora attorno alla questione della sua capacità di intendere e di volere al momento del delitto.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Ventura avrebbe incontrato casualmente Russo nei pressi della propria abitazione, sarebbe rientrato in casa per prendere un fucile e avrebbe poi fatto fuoco a distanza ravvicinata.
A rendere ancora più drammatica la vicenda è il presunto movente: gli investigatori hanno ricondotto l’origine del rancore a una lite avvenuta due anni prima per una sigaretta negata. Un episodio apparentemente banale che, secondo l’accusa, avrebbe alimentato nel tempo un risentimento culminato nell’omicidio.
La difesa sostiene che l’imputato fosse incapace di intendere e di volere al momento dei fatti, richiamando una consulenza specialistica che contrasta con le conclusioni del perito nominato dalla Corte in primo grado. Per questo è stata chiesta una nuova perizia. La prossima udienza è stata fissata per il 10 dicembre, quando è attesa la requisitoria del Procuratore generale.










