Si chiude con un assoluzione piena il lungo procedimento giudiziario nato dall’operazione “Hercules”, l’inchiesta avviata nel 2017 dalla Guardia di Finanza sulla gestione dei fondi del Comitato provinciale del Coni di Ragusa. Il Tribunale collegiale ha assolto gli ultimi due imputati rimasti: Rosario “Sasà” Cintolo, storico presidente del Coni ibleo, e Salvatore Mezzasalma, dirigente dell’Avvocatura del Libero Consorzio.
Per Cintolo, accusato di peculato, la formula è stata netta: “il fatto non sussiste”. Per Mezzasalma, imputato per turbativa d’asta, il giudice ha stabilito che “il fatto non costituisce reato”. Contestualmente è stato disposto il dissequestro dei beni di Cintolo, sotto vincolo cautelativo dal 2017.
L’inchiesta era nata da un esposto del 2016 firmato da Marco Befera, responsabile dell’Ufficio nazionale di vigilanza del Coni, che segnalava presunte anomalie nella rendicontazione dei contributi. Le verifiche avevano portato alla scoperta di due conti correnti utilizzati dal comitato provinciale, uno dei quali definito “ombra”, alimentato da fondi provenienti sia dal Coni nazionale che da quello regionale. Secondo l’accusa, parte delle somme sarebbe stata impiegata per spese non istituzionali.
Nel corso del dibattimento, però, la ricostruzione accusatoria si è progressivamente sgretolata: molte contestazioni sono cadute in prescrizione e le verifiche contabili hanno escluso l’esistenza di appropriazioni indebite. Cintolo, difeso dagli avvocati Enrico Platania e Giorgio Assenza, aveva scelto di non avvalersi della prescrizione per ottenere una pronuncia nel merito. Una scelta che oggi trova conferma nella sentenza di assoluzione.
Ma se la vicenda giudiziaria si chiude, resta aperto un altro capitolo: quello delle conseguenze personali e professionali. L’operazione “Hercules” aveva generato un forte clamore mediatico e istituzionale, incidendo profondamente sull’immagine pubblica di Cintolo, che per oltre trent’anni aveva rappresentato il Coni provinciale. L’accusa di peculato — poi rivelatasi infondata — aveva portato alla sospensione di incarichi, all’interruzione di collaborazioni e alla perdita di ruoli di rappresentanza nel mondo sportivo.
Oggi, dopo quasi dieci anni, la sentenza restituisce la verità giudiziaria, ma non cancella gli effetti reputazionali di un procedimento che ha segnato la sua carriera. La domanda che molti nel mondo sportivo si pongono è chi potrà restituire a Cintolo ciò che ha perso in termini di credibilità, opportunità professionali e fiducia pubblica.
La vicenda riapre anche un tema più ampio: quello della tutela dell’immagine di chi, dopo essere stato esposto a un processo mediatico e istituzionale, viene riconosciuto innocente. Per Cintolo, l’assoluzione rappresenta un punto fermo, ma il percorso di ricostruzione della propria reputazione appare tutt’altro che semplice.
Con la sentenza dell’8 maggio, il Tribunale chiude uno dei procedimenti più complessi legati alla gestione dei fondi sportivi nel territorio ibleo. Resta ora da capire se e come il mondo dello sport saprà restituire a Cintolo il ruolo e la dignità professionale che la giustizia gli ha riconosciuto.









