Una gigantesca colonna di fumo nero, denso come la pece, ha tagliato in due il cielo della Fascia Trasformata questa sera, visibile da Scoglitti, da Vittoria e da ampie zone del territorio fino a Marina di Acate. Un’immagine che ha colpito chiunque l’abbia vista: quel fumo scurissimo si alzava contro un tramonto azzurro e rosso, con tutte le sfumature che questa terra sa regalare, trasformando la bellezza naturale in un quadro inquietante. Andrea Di Priolo, attivista di Terre Pulite, ha raccontato la scena con la lucidità di chi conosce bene il territorio e le sue ferite. Dice di non conoscere ancora i dettagli dell’accaduto, né l’origine del rogo, ma sottolinea come la nube fosse enorme, compatta, riconoscibile a chilometri di distanza. In poche decine di minuti, foto e video hanno iniziato a circolare sui social, mentre diversi amministratori del Comune di Acate sono intervenuti pubblicamente per commentare l’episodio e chiedere chiarezza.
Per Di Priolo, però, il punto non è solo capire cosa sia bruciato questa volta. Il punto è che episodi simili non sono eccezioni, ma parte di una normalità distorta con cui i cittadini della Fascia Trasformata convivono da troppo tempo. I roghi, la combustione di materiali, i fumi tossici che si alzano dalle campagne sono diventati un fenomeno ricorrente, quasi quotidiano, che si ripresenta con una regolarità inquietante. Ogni nube nera è un campanello d’allarme che suona sempre più forte, sempre più spesso, e che racconta un territorio fragile, esposto, lasciato troppo spesso solo.
La riflessione dell’attivista è amara ma necessaria: non si può continuare a considerare questi episodi come fatti isolati. Sono il sintomo di un problema strutturale, fatto di controlli insufficienti, abitudini radicate, vastità delle aree agricole, presenza diffusa di materiali che diventano combustibile facile. E ogni rogo, ogni colonna di fumo, è un rischio per l’ambiente, per la salute, per l’immagine stessa di un territorio che vive di agricoltura e lavoro.
Di Priolo invita a non voltarsi dall’altra parte. Chiede un cambio di passo, una strategia condivisa, un impegno reale da parte delle istituzioni e della comunità. Perché la Fascia Trasformata è una risorsa enorme, ma continua a essere ferita da pratiche che la degradano e la avvelenano. E quella nube nera, stagliata contro il tramonto, è l’ennesimo promemoria che non si può più ignorare.










