Tensione e paura a Marina di Modica, dove una banale disputa per un parcheggio in corso Mediterraneo è degenerata, nella serata di martedì 28 luglio, in un’aggressione fisica e verbale ai danni di un avvocato modicano. Secondo la ricostruzione fornita, intorno alle 21.15 il professionista, proprietario di una casa per le vacanze e di rientro dal lavoro, ha trovato un’auto posteggiata in modo irregolare, tale da occupare due stalli di sosta. Dopo essersi avvicinato all’abitazione di fronte per chiedere se fosse noto il proprietario del veicolo, la situazione è rapidamente sfuggita di mano. Per primo è uscito il figlio minorenne del residente, che si è posizionato a pochi centimetri dal volto dell’avvocato con atteggiamento intimidatorio. La vittima è rimasta immobile, evitando qualsiasi contatto, sia fisico sia verbale.
Subito dopo è intervenuto il padre il quale, dopo aver rivolto ingiurie e offese, è passato alle maniere forti: lo ha afferrato con violenza al collo, stringendo fino a provocargli un imminente senso di soffocamento e costringendolo ad arretrare. Nel corso della colluttazione, la moglie del residente è intervenuta verbalmente nel tentativo di dividere i contendenti. La situazione si è sbloccata solo grazie all’intervento provvidenziale di un passante, che ha permesso all’avvocato di liberarsi dalla presa. Sul posto è poi giunta una pattuglia della Polizia di Stato di Modica per i rilievi e l’identificazione dell’uomo. A seguito dell’episodio, la vittima ha riportato un marcato trauma psicologico, intensa ansia e dolori al collo.
Nella notte e nella mattinata successiva, a causa del perdurare dei sintomi e di un pericoloso innalzamento della pressione arteriosa — aggravato da una pregressa ipertensione — l’uomo ha cercato inizialmente un presidio di guardia medica e, il 29 luglio, si è recato al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Modica per accertamenti e cure. La vicenda, formalizzata con una denuncia-querela, apre a diverse ipotesi di reato a carico dell’aggressore: percosse, lesioni personali, minacce, violenza privata e l’eventuale calunnia per presunte dichiarazioni mendaci rese alle forze dell’ordine circa un coinvolgimento della vittima nei confronti del minore. Le telecamere di videosorveglianza presenti nella zona potrebbero ora rivelarsi decisive per chiarire ogni dettaglio dell’accaduto.









