La festa di fine estate dedicata a San Giuseppe ha abbracciato Giarratana già dalle prime ore del mattino, con quella luce settembrina che sa di ritorni, di memorie e di comunità. La Sciuta, cuore pulsante della tradizione, ha caratterizzato ancora una volta le vie del centro storico, restituendo alla città il suo rito più identitario: il momento in cui il simulacro lascia la chiesa Madre e incontra il popolo, tra applausi, commozione, fuochi d’artificio e, a tratti, un silenzio che sa di rispetto antico.
Questa mattina il fragore dei colpi a cannone e il suono delle campane ha annunciato il giorno di festa, un richiamo che ogni famiglia riconosce e che segna l’inizio di una giornata che non è solo celebrazione, ma appartenenza. Subito dopo, alle 10, le marce sinfoniche del corpo bandistico hanno riempito le strade, intrecciando note e memoria, come un preludio che prepara il cuore all’incontro con il Patrono.

La solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Ragusa, monsignor Giuseppe La Placa, ha raccolto la comunità in un momento di preghiera condivisa, accompagnata dalla corale parrocchiale Regina Caeli. A concelebrare il parroco, il sacerdote Franco Ottone, e il nuovo vicario parrocchiale, il sacerdote Salvatore Mallemi. Poi, a mezzogiorno, il momento più atteso: la Sciuta del simulacro, che ha attraversato le vie del centro storico tra balconi aperti, mani giunte, occhi lucidi e quella devozione che non si può spiegare, ma solo vivere. Il simulacro di San Giuseppe è stato portato prima nella chiesa di Sant’Antonio abate e poi in quella di San Bartolomeo apostolo. È il gesto che segna la festa, il passaggio che unisce generazioni, il simbolo di una protezione che la comunità sente ancora viva.

Il pomeriggio si aprirà con il giro del corpo bandistico per le vie della città e la raccolta dei doni, un rito che conserva il sapore delle tradizioni più antiche. Sarà l’anticipo della cena sul sagrato, prevista alle 17,30, momento di convivialità che trasforma la piazza in una grande famiglia, dove ogni gesto è condivisione e ogni sorriso è gratitudine.

Alle 19, la celebrazione eucaristica presieduta dal novello sacerdote Gianni Corallo riporterà la comunità attorno all’altare, prima della processione serale delle 20, quando il simulacro di San Giuseppe tornerà a percorrere le vie del paese, illuminato dalle luci, accompagnato dai canti, seguito da chi porta nel cuore una promessa, una speranza, un ricordo.

La festa si chiuderà alle 22 con lo spettacolo pirotecnico, un cielo che si accende per salutare il Patrono e per ringraziare un’intera comunità che, ancora una volta, ha camminato insieme. Poi il rientro della processione e la reposizione del simulacro nella cappella dell’altare maggiore: il momento in cui tutto si ricompone, la festa si conclude e resta solo la gratitudine.









