Giovanni Iacono torna sulla vicenda delle proprie dimissioni dalla Giunta comunale di Ragusa per chiarire alcuni aspetti che, a suo giudizio, sono stati interpretati in maniera distorta. Dopo oltre otto anni alla guida dell’assessorato al Bilancio, l’ex componente dell’esecutivo interviene pubblicamente per contestare le ricostruzioni che hanno messo in relazione la sua uscita dall’amministrazione con lo squilibrio finanziario emerso a Palazzo dell’Aquila.
Iacono spiega di aver deciso di intervenire perché direttamente chiamato in causa, sottolineando come attorno alle sue dimissioni si siano sviluppate interpretazioni differenti, alcune delle quali ritenute particolarmente gravi. Per fare chiarezza, richiama la comunicazione ufficiale consegnata al sindaco e al segretario generale, nella quale sarebbero state già illustrate le ragioni della decisione. Una scelta che, ribadisce, era maturata da tempo e che non intendeva più rinviare.
Il suo messaggio è netto: non vuole che il proprio passo indietro venga utilizzato per costruire collegamenti con le difficoltà contabili emerse successivamente. Iacono rivendica di aver lasciato l’incarico senza aver commesso irregolarità e invita a valutare i fatti sulla base degli atti amministrativi, anziché attraverso supposizioni.
«Nessuna segnalazione di squilibrio prima del mio addio»
Uno dei passaggi più significativi della riflessione dell’ex assessore riguarda il rapporto con gli uffici finanziari del Comune. Iacono sostiene che, fino al momento delle dimissioni, non gli fosse arrivata alcuna comunicazione, né ufficiale né informale, che segnalasse una situazione di squilibrio della gestione corrente.
Nel ricostruire il proprio operato, sottolinea di aver lavorato nel corso degli anni a stretto contatto con i dirigenti del settore finanziario e di aver seguito le procedure previste per la predisposizione e la verifica degli strumenti contabili. A suo giudizio, occorre distinguere il ruolo di chi vigila sulla regolarità finanziaria da quello degli uffici che determinano e richiedono le spese.
Per rendere più chiaro il concetto, ricorre a un paragone efficace: attribuire alla Ragioneria la responsabilità delle spese sarebbe come accusare i vigili del fuoco dell’incendio che sono chiamati a spegnere. Un’immagine che riassume la sua posizione e la necessità, secondo l’ex assessore, di individuare con precisione l’origine delle criticità, senza confondere funzioni e responsabilità.
La difesa degli otto anni di gestione finanziaria
Iacono richiama quindi il lavoro svolto durante gli oltre otto anni trascorsi alla guida del Bilancio, citando i risultati raggiunti nella gestione dei conti, dei tributi e degli strumenti finanziari. A sostegno della propria ricostruzione menziona le verifiche degli organismi di controllo e l’approvazione, entro la scadenza prevista del 31 luglio, della salvaguardia degli equilibri di bilancio.
È proprio questo passaggio a rappresentare uno degli elementi centrali della sua replica. L’ex assessore invita a considerare la documentazione contabile approvata nel corso dell’anno e a confrontarla con quanto accaduto successivamente, evitando di attribuire automaticamente alla gestione precedente ogni nuova difficoltà emersa.
La deliberazione di Giunta numero 359 del 20 ottobre, che ha certificato uno squilibrio della gestione corrente vicino ai quattro milioni di euro, è stata adottata quando Iacono non faceva più parte dell’esecutivo. Nel provvedimento, la criticità viene ricondotta a un incremento eccezionale e imprevedibile dei costi di gestione, tale da rendere necessaria una valutazione delle misure straordinarie da adottare.
Secondo l’ex assessore, proprio la natura di queste nuove spese impone di approfondire le circostanze che le hanno determinate, soprattutto alla luce delle verifiche finanziarie effettuate nei mesi precedenti.
Il fondo per le passività potenziali e l’avanzo libero
Un altro punto sul quale Iacono richiama l’attenzione riguarda gli strumenti che, a suo avviso, potrebbero essere utilizzati per affrontare la situazione. L’ex assessore evidenzia la presenza di un fondo per le passività potenziali e di un avanzo libero pari a 4.797.306,02 euro, dal quale risultava già utilizzata una quota di poco superiore al milione.
La sua riflessione è che queste risorse debbano essere attentamente considerate nel valutare le possibili soluzioni. A suo giudizio, il quadro contabile complessivo, compreso il rendiconto approvato e la verifica degli equilibri effettuata in estate, dovrebbe essere esaminato prima di concludere che le ordinarie manovre di bilancio non siano sufficienti.
Iacono non contesta la legittimità della scelta compiuta dalla Giunta il 20 ottobre di dichiarare lo squilibrio, ma precisa di non aver partecipato a quella decisione. Indica invece la necessità di valutare tutte le possibilità consentite dalla normativa, comprese le risorse accantonate, l’avanzo disponibile e le entrate tributarie, per individuare le coperture necessarie.
Si tratta di considerazioni che dovranno essere verificate sul piano tecnico e amministrativo dagli organi competenti, tenendo conto dei vincoli di legge e della natura delle spese da finanziare.
Una vicenda che richiede chiarezza
L’intervento di Iacono riporta al centro del dibattito la distinzione tra le motivazioni personali che lo hanno portato a lasciare la Giunta e la successiva evoluzione della situazione finanziaria del Comune. L’ex assessore chiede, in sostanza, che la discussione si concentri sugli atti, sulle date e sulle responsabilità effettive, senza sovrapporre vicende differenti soltanto perché ravvicinate nel tempo.
Il nodo dei conti resta comunque aperto. L’amministrazione è chiamata a individuare le soluzioni necessarie per ripristinare gli equilibri finanziari e garantire la continuità dei servizi, mentre sul piano politico prosegue il confronto sulle cause dello squilibrio e sulle decisioni da assumere.
La posizione di Iacono è dunque una difesa del proprio operato e, allo stesso tempo, un invito a ricostruire la vicenda partendo dalla documentazione contabile. Per l’ex assessore, le difficoltà emerse dopo il suo addio non possono essere utilizzate per riscrivere retroattivamente le ragioni delle dimissioni né per mettere in discussione, senza un’analisi puntuale, il lavoro svolto negli anni precedenti.










