Un pomeriggio denso e partecipato ha scandito ieri l’appuntamento formativo dedicato alla violenza di genere, promosso dall’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione della provincia di Ragusa, nella sede di via Duca d’Aosta, nel capoluogo ibleo.
L’iniziativa, rivolta alle figure sanitarie del territorio, ha riunito magistrati, avvocati, rappresentanti delle forze dell’ordine, psicologi e medici legali, con l’obiettivo di offrire una prospettiva integrata sui percorsi di tutela e sulle procedure operative nei casi di abuso.
Dopo la registrazione e i saluti istituzionali, moderati dalla dottoressa Mariella Frasca, si è aperta la prima sessione.
L’avvocata Rossana Caudullo ha illustrato il ruolo dell’avvocatura e dei Centri antiviolenza nella presa in carico delle vittime, sottolineando la necessità di un’azione sinergica tra professionisti e istituzioni.
La dottoressa Giovanna Blanco ha affrontato il tema del trauma psicologico e del rischio evolutivo nelle vittime, soffermandosi sugli indicatori clinici e sulla prevenzione della revittimizzazione: un richiamo all’importanza di riconoscere precocemente i segnali e intervenire con competenza.
Tra gli interventi, quello della dottoressa Rosalba Capaccio, vicequestora in quiescenza, che ha illustrato nel dettaglio le procedure operative della Polizia di Stato nei casi di violenza domestica. Ha spiegato come gli agenti, già durante la chiamata o prima di raggiungere l’abitazione, consultino informazioni pregresse sulla famiglia, l’eventuale presenza di armi e i precedenti, così da operare in sicurezza e con piena consapevolezza: un contributo concreto che ha restituito la complessità del lavoro delle forze dell’ordine.
La dottoressa Concetta Brugaletta, medico legale dell’Asp di Ragusa, ha approfondito il tema della documentazione clinica e della responsabilità sanitaria, illustrando il funzionamento del Codice Rosa, il percorso protetto attivato nei pronto soccorso per le vittime di violenza. Ha descritto come personale specializzato accolga la donna in un ambiente riservato, garantendo ascolto, protezione e una corretta raccolta delle evidenze medico-legali.
L’evento nasce dal protocollo d’intesa siglato tra l’Ordine e l’associazione “Donne al Sud”, fortemente voluto dalla dottoressa Maria Ventura, delegata dell’Ordine all’equità di genere, con l’obiettivo di promuovere percorsi formativi capaci di rafforzare la rete territoriale di protezione e ascolto.

È intervenuto anche il magistrato Marco Rota (nella foto sopra con Caruso Olivo), sostituto procuratore a Ragusa, che ha offerto una riflessione sul lavoro della magistratura nei casi di violenza domestica. Ha evidenziato come, quando il reato approda in Procura, la violenza sia spesso già esplosa, talvolta dopo anni di silenzi e tentativi di occultamento. Ha ricordato che molte donne esitano a denunciare, ma che, quando sono coinvolti i figli, la richiesta di aiuto diventa più pressante. Ha inoltre sottolineato la necessità di valutare con attenzione ogni denuncia, poiché esistono – seppur in minoranza – casi di segnalazioni strumentali. “Il nostro compito – ha spiegato – è distinguere con rigore, ma sempre mettendo al centro la tutela della persona offesa”.
Presente all’incontro anche l’assessora comunale ai Servizi sociali, Elvira Adamo, che ha portato il saluto dell’amministrazione e ribadito l’impegno del Comune nel sostenere la prevenzione e il supporto alle vittime.
In chiusura, il presidente dell’Ordine, Roberto Caruso Olivo, ha espresso grande soddisfazione per la qualità degli interventi e per l’ampia partecipazione: «Oggi abbiamo dimostrato che la lotta alla violenza di genere non può essere delegata a un solo settore. Serve una rete, serve formazione, serve la capacità di ascoltare e di intervenire con competenza. Ringrazio tutti i relatori e i partecipanti: solo insieme possiamo costruire percorsi di protezione reali e duraturi».
Un’iniziativa che ha messo a sistema competenze diverse, offrendo ai presenti strumenti operativi e una visione multidisciplinare indispensabile per affrontare un fenomeno complesso e purtroppo ancora molto diffuso.









