Il Teatro Duemila di Ragusa si prepara a chiudere la stagione teatrale con un appuntamento di grande intensità emotiva e valore culturale, riportando in scena uno dei testi più significativi di Nino Manfredi, Gente di facili costumi. L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale C&M con la direzione artistica di Carlo Nobile, rappresenta l’ultimo atto di un percorso che in questi mesi ha portato sul palco storie, volti e linguaggi capaci di coinvolgere il pubblico ragusano.
La commedia, scritta da Manfredi negli anni Ottanta e divenuta nel tempo un piccolo classico del teatro italiano, racconta l’incontro inatteso tra due solitudini: una prostituta piena di sogni e un intellettuale disilluso, costretti a condividere la stessa stanza dopo un incidente notturno. Da questo incastro forzato nasce un dialogo che alterna ironia, malinconia e verità scomode, mettendo a nudo fragilità e contraddizioni di due mondi lontanissimi eppure, in fondo, complementari. Il testo, noto per la sua capacità di mescolare leggerezza e profondità, conserva ancora oggi una sorprendente attualità nello sguardo con cui osserva le ipocrisie sociali e la complessità dei rapporti umani.
A dare nuova vita ai due protagonisti saranno Flavio Insinna e Giulia Fiume, diretti da Luca Manfredi, figlio del grande Nino. Insinna porterà in scena la sua energia e la sua capacità di oscillare tra comicità e malinconia, mentre Fiume offrirà una lettura delicata e intensa di un personaggio che vive di sogni, ferite e desiderio di riscatto. Una coppia scenica che promette di restituire tutta la forza emotiva di un testo che ha fatto la storia del teatro popolare italiano. Lo spettacolo andrà in scena mercoledì 20 maggio alle 21 al Teatro Duemila di Ragusa. I biglietti sono disponibili online e al botteghino di via Roma 168 (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19).
Con questo ultimo appuntamento, la Stagione teatrale del Duemila si chiude nel segno della qualità e della memoria, celebrando un autore che ha saputo raccontare l’Italia con ironia, umanità e un profondo senso di verità. Una chiusura che non è un punto finale, ma un ponte verso nuove storie da condividere con il pubblico ragusano.










