Ragusa perde una voce, un volto e un’energia che per anni hanno attraversato la città con discrezione e passione. La scomparsa di Cristoforo Nania, 70 anni, lascia un vuoto che non è solo affettivo ma anche culturale, perché il suo nome è legato a una stagione creativa che molti ricordano con gratitudine. Negli ultimi tempi aveva subito un secondo intervento che lo ha debilitato molto, sino al tragico epilogo.
Nania era conosciuto per la sua vena artistica, una sensibilità che lo aveva portato a muovere i primi passi nell’emittenza privata nei primi anni Novanta, quando quel mondo era ancora pionieristico, fatto di entusiasmo, improvvisazione e voglia di costruire qualcosa di nuovo. Pur essendo stato dipendente dell’Asp, non aveva mai abbandonato il richiamo della musica e della comunicazione: due linguaggi che per lui erano modi di stare nel mondo, di raccontarlo e di viverlo.
La sua voce, in particolare, è rimasta impressa nella memoria sportiva della città. Speaker di campo nelle gare della Virtus Ragusa, ai tempi targata Banca Agricola Popolare, era diventato un punto di riferimento per i tifosi. Indimenticabile il suo rituale conclusivo: “La Popolare Ragusa…”, a cui il pubblico rispondeva in coro “…vince”. Un frammento di storia sportiva che oggi torna alla mente con una dolcezza che sa di nostalgia.
La notizia della sua scomparsa ha generato un’ondata di affetto e vicinanza. Numerosi gli attestati di cordoglio rivolti alla famiglia, segno di quanto Cristoforo fosse radicato nella comunità e di quanto il suo modo di esserci — mai invadente, sempre autentico — avesse lasciato tracce profonde.
Ragusa affronta questo lutto con rispetto e commozione, custodendo il ricordo di un uomo che ha saputo dare colore, voce e ritmo a tanti momenti collettivi. In città resta la sua eredità più preziosa: quella di chi, con semplicità, ha saputo diventare parte della memoria condivisa.










