Prosegue con grande interesse la mostra allestita al santuario del Carmine nell’ambito delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del ritorno dei Padri carmelitani scalzi a Ragusa. L’esposizione, dal titolo “I custodi del giardino”, che resterà aperta sino al prossimo 24 gennaio, visitabile nei locali del convento con ingresso libero (tutti i giorni dalle 17 alle 21, ad eccezione del lunedì; il sabato e la domenica sarà inoltre aperta anche al mattino, dalle 10 alle 12,30), offre ai visitatori l’opportunità di approfondire alcuni dei momenti più significativi che hanno caratterizzato la presenza carmelitana in città, attraverso documenti, testimonianze e fotografie storiche raccolte in quindici pannelli tematici.

Dal valore delle celebrazioni giubilari all’importanza del cammino compiuto dalla comunità carmelitana, la mostra entra nel dettaglio della storia del santuario e del suo profondo radicamento nel tessuto sociale e religioso ragusano. Il percorso prende avvio dalle origini del Carmelo a Ragusa, risalenti alla fine del Cinquecento, e ricostruisce la nascita del primo convento, le trasformazioni urbanistiche dell’area e le vicende che hanno accompagnato nei secoli la vita della comunità religiosa.
Ampio spazio è dedicato al terremoto del 1693, che distrusse l’antica chiesa e il convento, e alle successive opere di ricostruzione che restituirono alla città uno dei luoghi di culto più significativi del territorio. Attraverso testi e immagini vengono inoltre ripercorse le difficoltà vissute dai carmelitani durante il periodo della soppressione degli ordini religiosi nell’Ottocento, quando il convento venne destinato ad altri usi e la presenza carmelitana fu costretta a interrompersi.

Uno dei capitoli più coinvolgenti della mostra riguarda il ritorno dei Padri carmelitani scalzi nel settembre del 1946. I pannelli raccontano l’accoglienza ricevuta dalla popolazione ragusana, l’entusiasmo che accompagnò il loro insediamento e le sfide affrontate per restituire vitalità a una realtà che avrebbe poi conosciuto una straordinaria stagione di crescita spirituale e pastorale.
Particolare rilievo viene assegnato alla figura di padre Casimiro del Preziosissimo Sangue, considerato il protagonista della rinascita carmelitana a Ragusa. La mostra ne ricostruisce il percorso umano e religioso, evidenziando il ruolo svolto nella restituzione degli spazi conventuali, nell’elevazione della chiesa a santuario mariano e nella costruzione dell’attuale edificio sacro inaugurato negli anni Sessanta.
Un altro pannello è dedicato a padre Adalberto Togni, ricordato da generazioni di ragusani per il suo instancabile impegno educativo e per il legame con il mondo giovanile. Attraverso testimonianze e fotografie viene raccontata la nascita del gruppo scout Ragusa 2 e l’importante attività formativa svolta dal religioso, che lasciò un segno profondo nella crescita di numerosi giovani della città.
L’esposizione documenta inoltre la vita della comunità carmelitana nel corso dei decenni, i pellegrinaggi, le attività del Terz’Ordine carmelitano teresiano, le grandi celebrazioni mariane e le numerose iniziative che hanno trasformato il santuario del Carmine in un punto di riferimento spirituale per intere generazioni di fedeli.
La mostra rappresenta quindi non soltanto un’occasione per riscoprire la storia dei Carmelitani scalzi a Ragusa, ma anche per rileggere una parte importante della memoria collettiva cittadina, attraverso i volti, le esperienze e le testimonianze di quanti hanno contribuito a costruire ottant’anni di presenza religiosa e sociale nel cuore della città.









