All’indomani della violenta rissa avvenuta in piazza Manin (Senia), che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza urbana e sul crescente disagio giovanile, i sacerdoti della città di Vittoria hanno diffuso una lettera aperta rivolta alle comunità cristiane e a tutti i cittadini. Il testo, letto questa mattina in tutte le chiese, esprime una preoccupazione profonda per il clima di tensione e insicurezza che si sta consolidando in diversi quartieri.
Nella lettera, i presbiteri parlano di «gravi episodi di violenza» che non possono essere considerati fatti isolati, ma segnali di un malessere che «ferisce il tessuto della convivenza civile» e «offende la dignità della persona umana». A preoccupare è soprattutto la paura crescente tra famiglie, anziani, commercianti e giovani, molti dei quali — scrivono — «rinunciano a vivere serenamente gli spazi della città».
I sacerdoti sottolineano che la Chiesa «non può tacere» davanti al degrado e alla prepotenza, ricordando che la pace non è silenzio ma impegno concreto per la legalità e la tutela del bene comune. «Non vi può essere indulgenza verso la violenza», affermano, ribadendo che chi sceglie comportamenti illegali «deve risponderne secondo giustizia».
Da qui l’appello diretto alle istituzioni, agli amministratori locali e alle forze dell’ordine: servono più sicurezza, più prevenzione, più presidio del territorio. I cittadini, si legge, hanno il diritto di «vivere senza paura», passeggiare nelle piazze e crescere i propri figli in un clima di serenità.
Accanto alla richiesta di interventi immediati, la lettera insiste sulla necessità di investire nell’educazione alla cittadinanza, nel contrasto al disagio giovanile e nella responsabilità personale: una comunità è forte, scrivono, quando unisce «diritti e doveri, solidarietà e rispetto delle regole».
Il messaggio è anche un invito a non cedere alla rassegnazione né alla rabbia. «La violenza non si combatte con altra violenza», ricordano i sacerdoti, citando Papa Leone XIV e il suo richiamo a «non rassegnarci alla cultura del sopruso» ma a opporre «la forza disarmante della mitezza».
La città di Vittoria — conclude la lettera — merita di ritrovare fiducia e speranza, di essere conosciuta per il lavoro onesto e la generosità della sua gente, non per episodi che ne deturpano il volto. I sacerdoti assicurano che continueranno a essere vicini alla comunità «con la forza del Vangelo», certi che solo una responsabilità condivisa potrà costruire un futuro di pace e autentica convivenza.








