Il giorno se ne va. Tutto passa e tutto finisce. Pensiamo a volte di essere eterni, ma non lo siamo per nulla. Di noi resta quello che facciamo, le opere che lasciamo sulla terra.
Pare sia giunta alle battute finali questa esperienza amministrativa di Peppe Cassì, che per perpetuare la sua presenza nella politica sta valutando se candidarsi alla Regione oppure no e che nel frattempo, per prepararsi la strada, ha aderito a Forza Italia, il partito di Nino Minardo, che è segretario regionale ed è anche molto amico della famiglia Berlusconi.
L’entrata in Forza Italia da parte di Cassì non è stata indolore perché dapprima è andato via Giorgio Massari, che non poteva raccontare più ai suoi accoliti che faceva parte di una giunta civica, atteso che adesso è diventata una giunta politicamente schierata, e di seguito è andato via anche Mario D’Asta, che per molto tempo ha cercato di trovare una forma di collaborazione che non svilisse il ruolo della persona politica, senza tuttavia riuscirci fino a raggiungere l’esasperazione e con essa la decisione di lasciar perdere.
Da qualche giorno registriamo che è venuto il tempo anche di Gianni Iacono (nella foto), politico di grande esperienza amministrativa, di spessore etico alquanto rilevante. In questi anni è cresciuto molto perché ha imparato a mettere da parte l’esclusività del proprio pensiero, per lasciare il posto al dialogo ed al compromesso, inteso non come vilipendio della propria coscienza e arretramento della linea valoriale, ma come scelta di condivisione di obiettivi e percorsi anche di altri: fare proprio l’interesse di altri per immedesimarsi nell’azione politica e raggiungere l’interesse comune.
Gianni Iacono ha atteso di completare la sua azione amministrativa ed è uscito dalla giunta, in silenzio e senza sbattere la porta. Questione di stile. A fondamento della scelta vi sarebbero motivazioni personali, ma saremmo disonesti con noi stessi se fingessimo, anche solo per un attimo, di credervi. Ci sono evidenti contrasti valoriali, metodologici e politici che, a mio avviso (è questa la mia personalissima impressione), sono a fondamento della scelta di Gianni Iacono di lasciare la giunta. E a suffragio di questa mia personalissima idea vi è la scelta di Partecipiamo di non partecipare al governo della Città segnalando altri nomi in sostituzione di Iacono. Con un comunicato stampa, Partecipiamo ha chiarito magnificamente la posizione.
Il profilo valoriale della Giunta Cassì è in crisi perché l’elettore ragusano ha percepito l’adesione di Cassì a Forza Italia come un terribile tradimento. Molta gente ha votato Cassì perché, stanca di un sistema partitico, lo stesso contro cui si era scagliato Cassì nella sua prima elezione, nutriva l’aspettativa e la speranza di qualcosa di nuovo che potesse fare realmente gli interessi della città. E sinceramente, seppure con le movenze e le lentezze, generate da chi si muove in questi ambienti per la prima volta, e soprattutto caratterizzate dal vizio di mente di chi pensa che tutto il nuovo è giusto e sano, e tutto il vecchio è sbagliato e corrotto, qualcosa si era pur mossa.
Nella seconda elezione di Cassì si erano registrati innesti importanti, nuovi per Cassì, ma conosciuti all’elettorato ragusano, che, a mio avviso, aveva apprezzato che ci fosse un pizzico di esperienza in più in questa compagine, che vi fosse anche la partecipazione di quello che poteva essere indicato come un sistema Ragusa. E questo aveva portato ad una maggioranza clamorosa. Di seguito l’adesione a Forza Italia ha mutato questo sentimento.
Uomini e donne di destra e di sinistra sono andati ben oltre i loro limiti ideologici, rassicurati dal messaggio civico. Quando il sindaco parlava ai nostri figli a scuola non ci ponevamo il problema se fosse una sordida e maleodorante campagna elettorale, perché comunque era un messaggio civico. Ma adesso sarà ancora così? Adesso il sindaco è uscito dalla confort zone del civismo, ed ha scelto di essere parte, parte politica, e dunque di essere partito, il partito di Forza Italia. E siccome non è stato eletto sindaco con Forza Italia, tutti coloro che non la pensano in questo modo, apprezzano questa circostanza come un grande e pesante tradimento.
Sinceramente Gianni Iacono non credo che potesse accettare tutto questo. Per quello che conosco di Gianni Iacono, ho di lui un’idea di una persona che preferirebbe starsene fuori, piuttosto che perpetuare questa situazione. Anche perché di seguito a questa decisione del sindaco, di aderire a quel partito, le sue scelte vengono, a torto o ragione, ascritte a un determinato disegno politico. Vi faccio qualche esempio pratico per cercare di essere felice nell’esposizione del mio ragionamento.
Se il sindaco sceglie un determinato amministratore di Iblea Acque che non è di Ragusa, ma orbita in ambienti palermitani, è verosimile che la gente pensi che lo abbia fatto per compiacere un determinato potere politico appartenente al suo partito di Forza Italia, per garantirsi un percorso certo dentro il partito e per accreditarsi come uno di squadra che obbedisce agli ordini di partito. Magari non è così, ma certo si può dubitare che lo sia.
Parimenti se il nostro Sindaco cede quasi gratuitamente il castello di Donnafugata ad una società culturale con particolari e ben radicati agganci, con sede a Palermo, fregandosene di quello che gli chiedeva il territorio, il prefetto, la Provincia, che aveva messo a disposizione molti più soldi di quanti ne metteva il fantomatico privato, verosimilmente lo avrà fatto per compiacere il suo programma, ma di certo è una situazione molto opaca che potrebbe far pensare che lo abbia fatto sempre per il medesimo motivo, ovvero quello di accreditarsi nel mondo politico palermitano di Forza Italia.
Io non penso che Cassì sia un uomo corrotto, anzi sono profondamente convinto della sua onestà. Ma fare il bene della città è una cosa diversa. Non so se in questi mesi di campagna elettorale, fingendo di fare gli interessi della città ma trascorrendo ogni attimo del proprio tempo per cercare di apparire, per affidare incarichi solo ad amici di partito, per intestarsi opere pubbliche nel tentativo di convincere le persone a votare per un determinato partito, la città e la collettività iblea potranno crescere e svilupparsi. Forse a questo punto, se veramente si vuole perseguire la strada della politica sotto le insegne di un determinato partito, sarebbe opportuno fare un passo indietro e lasciare che la città scelga un nuovo sindaco. Sarebbe una giusta, coerente ed opportuna scelta.








