A Monterosso Almo, il Martedì dell’Angelo non è una semplice ricorrenza del calendario liturgico: è un rito che attraversa i secoli, un appuntamento che la comunità vive come parte della propria identità più profonda. Anche ieri sera il borgo ibleo si è raccolto attorno alla sua Madonna Addolorata, rinnovando una tradizione che affonda le radici nel 1644, quando il re di Spagna Filippo IV proclamò la Vergine “Regina e Patrona principale” del paese. La notifica ufficiale giunse proprio nel tempo pasquale, e da allora, ogni anno, il martedì successivo alla Pasqua è dedicato alla sua solenne processione.

La giornata si è aperta intorno alle 19 con la celebrazione della messa nel santuario, presieduta dall’arciprete Innocenzo Mascali, che ha ricordato come questa devozione sia un filo ininterrotto che lega generazioni di monterossani. Subito dopo, la statua dell’Addolorata ha lasciato il santuario per attraversare le vie del centro storico. Le strade, illuminate dalle luci e dal passo lento dei fedeli, sono diventate un unico respiro collettivo: il suono della banda, i canti, le preghiere, le mani giunte, gli occhi lucidi. Una partecipazione intensa, che ancora una volta ha mostrato quanto questa festa sia parte viva della memoria e dell’anima del paese.
E mentre la processione si snodava tra vicoli e piazze, sembrava quasi di percepire l’eco di quei secoli in cui la comunità ha custodito, tramandato e difeso questa tradizione. Monterosso non celebra soltanto un rito: celebra la propria storia.
Lo sguardo ora si volge a domenica 12 aprile, quando alle 11,30, dal santuario, si terrà la tradizionale Nisciuta, altro momento attesissimo dai fedeli. Quest’anno, risuona forte anche il messaggio di papa Leone XIV, proclamato in occasione della Giornata mondiale della pace dello scorso 1 gennaio, che invita a guardare a Maria come ponte di riconciliazione: «Chiediamo a Maria di disarmare i cuori, affinché la pace che nasce dalla giustizia non sia solo un intervallo tra i conflitti, ma la condizione stessa del vivere umano. Maria sia il ponte che unisce ciò che l’odio ha diviso».
Parole che sembrano cucite su questa comunità, che da quasi quattro secoli affida alla sua Patrona speranze, dolori, gratitudine e desideri di pace. Monterosso Almo continua così a custodire la sua storia, rinnovandola ogni anno con la stessa intensità, la stessa fede, lo stesso amore.










