“Ieri ho ascoltato il racconto di un bambino di Vittoria. Lo chiamerò Libero”. Così Andrea Di Priolo, ambientalista, apre una riflessione su un tema delicato: il senso di insicurezza che si insinua nella vita quotidiana.
“Un nome che oggi, paradossalmente, racconta ciò che tanti bambini nella nostra città non riescono più a sentirsi”.
Libero ha circa dieci anni e abita nei pressi di piazza Daniele Manin, la storica piazza Senia. A Di Priolo confida di avere timore a uscire da solo: non se la sente di fare una semplice passeggiata, né di andare a comprare il pane o sbrigare una piccola commissione per la madre. L’aspetto più inquietante, sottolinea l’attivista, è che il bambino non riesce nemmeno a condividere questa angoscia con i genitori: la trattiene dentro, con un senso di vergogna, come se fosse normale vivere nell’apprensione nella propria città.
Il quadro muta quando Libero parla dei nonni, che risiedono in un piccolo centro della Sicilia: lì esce sereno con i cugini, gioca in strada, frequenta le piazze senza timori. È felice di andare dai nonni soprattutto per una ragione: potersi sentire libero.
“E allora mi chiedo: che città stiamo diventando, se un bambino a Vittoria non si sente libero nemmeno di andare a comprare il pane?”, domanda Di Priolo.








