Una vicenda di diritti disattesi, difficoltà economiche, ma anche di tenacia e dignità. È quella che racconta, con fermezza, Corrado Terranova, professionista del video‑streaming originario di Modica, reduce da una lunga e logorante battaglia legale contro la Federazione Italiana Scherma (FIS).
Un contenzioso vinto dinanzi al Consiglio di Stato, pagato però a un prezzo altissimo sul piano personale e familiare.
Tutto prende avvio con la partecipazione di Terranova alla procedura per l’affidamento dei servizi di streaming degli eventi di punta di fine stagione: il Gran Premio Giovanissimi (GPG) e i Campionati Assoluti.
“Con mia grande sorpresa — spiega Terranova — ho appreso che la mia azienda era finita in un ballottaggio tra le due offerte economicamente più favorevoli. Sono stato escluso per una differenza di poche centinaia di euro”.
Secondo il professionista, la commissione avrebbe trascurato i criteri qualitativi fissati dal capitolato. Oltre al prezzo, infatti, era richiesto uno specifico bagaglio di esperienza nel settore sportivo e, in particolare, nella diretta streaming della scherma.
“Un requisito che io avevo e che, invece, non possedeva chi mi è stato preferito”, denuncia Terranova.
L’esclusione dall’appalto si trasforma subito in un precipizio. Privo di quell’incarico, il videomaker vede venir meno le risorse necessarie al sostentamento della famiglia. “Esaurite le mie riserve, quella decisione mi avrebbe ridotto sul lastrico”.
La scelta, a quel punto, è obbligata: rivolgersi a un legale e impugnare l’atto davanti al Tar. È qui che la vicenda assume determinati contorni. Il primo grado si conclude con una decisione sfavorevole, definita dal suo avvocato “quanto meno sorprendente”. Malgrado la battuta d’arresto, Terranova non arretra e si rivolge al Consiglio di Stato.
Nel frattempo, la situazione economica crolla: “Mi sono trovato sbattuto sul lastrico, vivendo mesi da incubo, buttato via come uno straccio inutile”.
La svolta arriva a maggio. I giudici di Palazzo Spada ribaltano il verdetto: Corrado Terranova aveva ragione. Quella gara e quel servizio gli spettavano di diritto. La Federazione Italiana Scherma è chiamata a risarcire il danno causato.
Una vittoria piena sul piano giuridico, che però giunge quando lo strappo umano è già profondo.
Per tirare avanti, Terranova ha dovuto reinventarsi, abbandonando l’ambiente della scherma — dove si sentiva a casa e circondato da amici — e trasferendosi con la famiglia in un’altra città in cerca di nuove opportunità.
Cosa resta oggi nelle sue mani? La determinazione a ottenere il ristoro economico per quanto perduto, pur sapendo che il denaro non potrà sanare tutto. “Nessuno mi restituirà veramente quello che ho perso: una attività di grande soddisfazione, un gruppo di amici sinceri e una squadra affiatata ed efficiente”.









