La consigliera nazionale dell’Associazione nazionale commercialisti, Rosa Anna Paolino, interviene sul tema degli accorpamenti camerali e sulle ricadute che il processo di fusione della Camera di Commercio di Ragusa nella CCIAA del Sud Est sta producendo su imprese e professionisti del territorio.
Paolino sottolinea come la tanto annunciata semplificazione amministrativa, spesso evocata nelle riforme, nei territori finisca per trasformarsi nel suo contrario. L’accorpamento con Catania e Siracusa, infatti, ha generato rallentamenti significativi nelle procedure camerali: pratiche che si accumulano, iscrizioni che slittano, qualifiche artigiane sospese per settimane o mesi. Una situazione che, secondo la consigliera, sta creando un danno concreto e misurabile alle imprese iblee e ai professionisti che le assistono.
«Sulla carta si parla di razionalizzazione, ma nella realtà quotidiana – dichiara Paolino – assistiamo a un rallentamento che penalizza chi lavora. La Camera di Commercio non gestisce un adempimento marginale: è un passaggio decisivo nella vita di un’impresa. Se questi snodi si inceppano, non si ferma solo una pratica, si ferma un’attività. E questo è inaccettabile».
Paolino evidenzia come le imprese artigiane siano le più colpite: «Per una microimpresa attendere mesi per una definizione amministrativa significa perdere tempo, occasioni, programmazione e liquidità. La burocrazia dovrebbe essere un supporto, non un ostacolo».
La consigliera Anc richiama anche il ruolo dei commercialisti, costretti a gestire le conseguenze del malfunzionamento del sistema: «Siamo noi a dover assorbire il peso dei ritardi: solleciti, controlli, reintegrazioni, spiegazioni ai clienti. Tutto questo mentre gli studi professionali affrontano già carichi enormi tra dichiarativi e chiusure di bilancio. Il professionista diventa l’ammortizzatore dell’inefficienza pubblica».
Paolino sottolinea il paradosso tra gli annunci di digitalizzazione e interoperabilità e ciò che accade nei territori periferici: «Si parla di accelerazione dei procedimenti, ma nei fatti sperimentiamo lentezze che svuotano di senso la parola “semplificazione”, che troppo spesso fa rima con “complicazione”. E quando il sistema camerale dispone anche di maggiori risorse attraverso il diritto annuale, la domanda è inevitabile: quale qualità del servizio viene realmente restituita al territorio?».
La consigliera conclude con un richiamo istituzionale: «Un’amministrazione accorpata ha senso solo se resta efficiente, vicina e capace di dare risposte in tempi certi. Se invece produce distanza, giacenze e attese indefinite, l’accorpamento smette di essere una riforma e diventa un aggravio. Alla fine, il prezzo non lo paga l’ente, lo pagano le imprese che aspettano e i professionisti che devono giustificare ritardi non loro».








